Negli ultimi anni ha fatto la sua comparsa tra le condotte aggressive dell'adolescente un comportamento autolesionista, il “tagliarsi” o “cutting”, cioè il praticarsi tagli su varie parti del corpo attraverso lamette o taglierini. L'adolescente, più frequentemente femmina, si taglia di solito dopo aver vissuto situazioni di sofferenza o tensione: in alcuni casi si instaura una vera e propria dipendenza da questo rituale. In questo articolo cercheremo insieme di capire il significato di un comportamento così diffuso.
adolescenza
Anoressia e altri disturbi dell'alimentazione: sofferenza al femminile e non solo.

I disturbi alimentari in aumento; si abbassa l’età in cui insorgono.
Nel Convegno Nazionale “Anoressia: tra disagio soggettivo e sindrome culturale” organizzato il 24 giugno 2016 a Venezia dall’Ordine Psicologi Veneto nella splendida cornice dell’aula magna dell’Ateneo Veneto, autorevoli esperti in materia di disordini alimentari fanno il punto della situazione in Italia.
Prima una premessa storica in cui viene inquadrata la nascita di questi disturbi: iniziano a manifestarsi, in particolare con l’anoressia, tra gli anni 70 e gli anni 80, e sono legati dunque alla società occidentale post-industriale. Sono forse la spia di un disagio diffuso nella nuova società? Si tratta di un disagio che sembra essere avvertito soprattutto da ragazze adolescenti e vissuto in maniera drammatica, attraverso il corpo che sfida la morte.
Conosci i nuovi Disturbi del Comportamento Alimentare?

I disturbi dell'alimentazione sono una problematica molto diffusa nel nostro tempo: risultano essere in aumento e si stanno differenziando in nuove forme patologiche che spesso vengono sottovalutate oppure non vengono riconosciute. Quali sono le nuove tipologie di disturbi? In quali fasce di età questi disturbi sono più presenti?
Premessa
Nella società contemporanea, attenta alla perfezione fisica e inneggiante alla magrezza, si stanno diffondendo con preoccupante frequenza i Disturbi dell'Alimentazione: è sempre più chiaro che questa sta diventando la più moderna modalità di espressione del disagio psicologico. Secondo la recente indagine del Ministero della Salute infatti sono oltre 3 milioni le persone che nel nostro paese soffrono di queste patologie, distribuite maggiormente nella fascia 12-35 anni.
Il cyberbullismo: fenomeno da conoscere e prevenire.
Da alcuni anni si sta diffondendo un fenomeno che suscita la preoccupazione di genitori e insegnanti: il cyberbullismo. Questo termine è stato utilizzato per la prima volta nel 2002 ed indica “ogni forma di prepotenza ripetuta nel tempo" attraverso uno strumento elettronico da un singolo o da un gruppo, con lo scopo di mettere a disagio la vittima che non riesce a difendersi” (Smith e coll. 2006).
Omosessualità e omofobia: ne parliamo a scuola?
Un'esperienza di discussione e approfondimento del tema "Omosessualità e omofobia" in una classe bellunese

Immagine tratta dal film "XXY" di L. Puenzo (2007)
"Io sono uno qualunque, uno dei tanti, uguale a te." Marco Mengoni - Esseri Umani
Il 17 maggio 1990 l'Oms definisce l'omosessualità ”una variante naturale della sessualità umana”, eliminandone definitivamente l'appartenenza alla patologia e alla devianza. Nel tempo è cambiato anche l'atteggiamento dei professionisti della Salute. L'Ordine Nazionale degli Psicologi per esempio ha espresso una posizione ufficiale ben precisa: l'omosessualità non è una malattia da curare e l'orientamento sessuale non è qualcosa da modificare; i tentativi di conversione dell'orientamento sessuale non solo falliscono, ma sono dannosi per la persona.
Ma che cos'è l'omofobia?
Non esiste ancora una definizione univoca, su cui tutti concordino: con questo termine generalmente si indicano un insieme di idee atteggiamenti ed emozioni negative nei confronti delle persone omosessuali, che sfociano in comportamenti aggressivi e discriminatori nei loro confronti. Secondo alcune ricerche condotte in Italia dal Dipartimento di Salute Pubblica i suicidi legati all'atteggiamento di discriminazione omofoba costituiscono il 30% dei suicidi tra gli adolescenti.Una recente indagine sul bullismo e sul cyberbullismo condotta dalla Polizia Postale e da Skuola.net all'interno del Progetto “Una vita da social” evidenzia come tra i motivi prevalenti per cui le vittime vengono prese di mira ci sia proprio l'orientamento sessuale.
Parlare di omofobia a scuola?
Sconfiggere l'omofobia significa diminuire una fonte di sofferenza per molte persone e uno dei luoghi adatti in cui farlo è sicuramente la scuola: si può partire dal riconoscimento degli atteggiamenti e comportamenti discriminatori, il cui denominatore comune è la non accettazione e mancanza di rispetto nei confronti dell'altro. Quando, negli incontri che conduco come consulente psicologa in una scuola secondaria di secondo grado in provincia di Belluno, una classe mi ha richiesto di approfondire il tema dell'omosessualità e dell'omofobia, sono stata contenta di avere l'opportunità di dedicare uno spazio di riflessione a questo tema e di poterlo fare proprio con un gruppo di ragazze adolescenti, evidentemente sensibili e interessate. La lettura di testimonianze, ricercate sul web, di omosessuali, maschi e femmine, che a causa della loro scelta sono stati emarginati e derisi, si è mescolata ai racconti delle stesse ragazze che hanno raccontato episodi di discriminazione e bullismo a cui hanno assistito a scuola, in autobus o in discoteca. Nel gruppo di discussione le ragazze si sono confrontate, hanno esposto pensieri, hanno ragionato, si sono ascoltate, hanno espresso emozioni: tutto questo è antidoto all'ignoranza, fatta invece di silenzi e pregiudizi, di rifiuto a priori, di insensibilità e mancanza di rispetto.
Un libro sull'adolescenza di oggi

"La fatica di diventare grandi: la scomparsa dei riti di passaggio" di Marco Aime e di Gustavo Pietropolli Charmetè un 'interessante lettura sulla realtà adolescenziale, in cui i due autori affrontano il tema del delicato passaggio dall'infanzia all'età adulta e di come esso sia drasticamente mutato, sia dal punto di vista antropologico che da quello dei significati psicologici. Aime, l'antropologo, ci racconta di come, in culture molto differenti dalla nostra, l'ingresso nel mondo adulto venga sancito da riti di passaggio ben definiti, alcuni bizzarri, altri addirittura cruenti. Anche la nostra cultura ha visto, in un recente passato, riti specifici quali il servizio di leva, il fidanzamento oppure l'ingresso nel mondo del lavoro: ora però sembrano scomparsi o quasi. Ma da cosa sono stati sostituiti? Sembra che diventare adulti sia diventato un processo più fluido in cui i confini, un tempo netti, ora siano evanescenti e abbiano come conseguenza sociale il fenomeno dell' ”adolescenza lunga” che a sua volta confluisce nei “giovani adulti”, categoria dalla durata indeterminata e dalle caratteristiche spurie.
Violenza e abuso sui minori: quali effetti e quali cure?

Nel Convegno dal titolo "La Comunità nella protezione dell'Infanzia e dell'Adolescenza" organizzato dall'Ordine Psicologi del Veneto e svoltosi a Padova il 5 giugno, si è affrontato il difficile tema della violenza sui minori.
Solo in Italia sono 100.000 i minori vittime di violenza e abuso presi in carico dalle Ulss.
Il maltrattamento, definito come una minaccia reale o potenziale alla salvaguardia dell' individuo, è una condizione che mette a rischio la salute fisica e psichica del minore. La dott.ssa Alessandra Simonelli, psicologa-psicoterapeuta docente di Psicopatologia dello Sviluppo nell'Università di Padova, descrive che cosa avviene nella mente del bambino maltrattato: egli subisce un vero e proprio arresto sia nella crescita che nelle funzioni cerebrali.
A causa della costante attivazione dei sistemi di risposta allo stress, nel cervello dei bambini sottoposti a violenze e abusi si osserva una riduzione delle dimensioni dell'amigdala, responsabile dell'attribuzione del significato emotivo agli eventi, e dell'ippocampo, che presiede a memoria e apprendimento. Si riscontrano inoltre atrofia corticale e riduzione del metabolismo cerebrale.
Dal punto di vista psicologico una reazione difensiva frequente è la dissociazione, cioè il distacco emotivo e cognitivo rispetto alla realtà che il bambino sta vivendo: egli si estrania, immaginando di essere altrove, come se i fatti minacciosi non stessero capitando a lui. La dissociazione vissuta nell'infanzia darà facilmente avvio a crisi in età adolescenziale.
