Violenza e abuso sui minori: quali effetti e quali cure?

 

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Nel Convegno dal titolo "La Comunità nella protezione dell'Infanzia e dell'Adolescenza" organizzato dall'Ordine Psicologi del Veneto e svoltosi a Padova il 5 giugno, si è affrontato il difficile tema della violenza sui minori.
Solo in Italia sono 100.000 i minori vittime di violenza e abuso presi in carico dalle Ulss.
Il maltrattamento, definito come una minaccia reale o potenziale alla salvaguardia dell' individuo, è una condizione che mette a rischio la salute fisica e psichica del minore. La dott.ssa Alessandra Simonelli, psicologa-psicoterapeuta docente di Psicopatologia dello Sviluppo nell'Università di Padova, descrive che cosa avviene nella mente del bambino maltrattato: egli subisce un vero e proprio arresto sia nella crescita che nelle funzioni cerebrali.
A causa della costante attivazione dei sistemi di risposta allo stress, nel cervello dei bambini sottoposti a violenze e abusi si osserva una riduzione delle dimensioni dell'amigdala, responsabile dell'attribuzione del significato emotivo agli eventi, e dell'ippocampo, che presiede a memoria e apprendimento. Si riscontrano inoltre atrofia corticale e riduzione del metabolismo cerebrale.
Dal punto di vista psicologico una reazione difensiva frequente è la dissociazione, cioè il distacco emotivo e cognitivo rispetto alla realtà che il bambino sta vivendo: egli si estrania, immaginando di essere altrove, come se i fatti minacciosi non stessero capitando a lui. La dissociazione vissuta nell'infanzia darà facilmente avvio a crisi in età adolescenziale.

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Omosessualità e omofobia: ne parliamo a scuola?

 

 

Un'esperienza di discussione e approfondimento del tema "Omosessualità e omofobia" in una classe bellunese

 

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Immagine tratta dal film "XXY"  di L. Puenzo (2007)

"Io sono uno qualunque, uno dei tanti, uguale a te." Marco Mengoni - Esseri Umani

Il 17 maggio 1990 l'Oms definisce l'omosessualità ”una variante naturale della sessualità umana”, eliminandone definitivamente l'appartenenza alla patologia e alla devianza. Nel tempo è cambiato anche l'atteggiamento dei professionisti della Salute. L'Ordine Nazionale degli Psicologi per esempio ha espresso una posizione ufficiale ben precisa: l'omosessualità non è una malattia da curare e l'orientamento sessuale non è qualcosa da modificare; i tentativi di conversione dell'orientamento sessuale non solo falliscono, ma sono dannosi per la persona.

Ma che cos'è l'omofobia?

Non esiste ancora una definizione univoca, su cui tutti concordino: con questo termine generalmente si indicano un insieme di idee atteggiamenti ed emozioni negative nei confronti delle persone omosessuali, che sfociano in comportamenti aggressivi e discriminatori nei loro confronti. Secondo alcune ricerche condotte in Italia dal Dipartimento di Salute Pubblica i suicidi legati all'atteggiamento di discriminazione omofoba costituiscono il 30% dei suicidi tra gli adolescenti. Una recente indagine sul bullismo e sul cyberbullismo condotta dalla Polizia Postale e da Skuola.net all'interno del Progetto “Una vita da social” evidenzia come tra i motivi prevalenti per cui le vittime vengono prese di mira ci sia proprio l'orientamento sessuale.


 

Parlare di omofobia a scuola?

Sconfiggere l'omofobia significa diminuire una fonte di sofferenza per molte persone e uno dei luoghi adatti in cui farlo è sicuramente la scuola: si può partire dal riconoscimento degli atteggiamenti e comportamenti discriminatori, il cui denominatore comune è la non accettazione e mancanza di rispetto nei confronti dell'altro. Quando, negli incontri che conduco come consulente psicologa in una scuola secondaria di secondo grado in provincia di Belluno, una classe mi ha richiesto di approfondire il tema dell'omosessualità e dell'omofobia, sono stata contenta di avere l'opportunità di dedicare uno spazio di riflessione a questo tema e di poterlo fare proprio con un gruppo di ragazze adolescenti, evidentemente sensibili e interessate. La lettura di testimonianze, ricercate sul web, di omosessuali, maschi e femmine, che a causa della loro scelta sono stati emarginati e derisi, si è mescolata ai racconti delle stesse ragazze che hanno raccontato episodi di discriminazione e bullismo a cui hanno assistito a scuola, in autobus o in discoteca. Nel gruppo di discussione le ragazze si sono confrontate, hanno esposto pensieri, hanno ragionato, si sono ascoltate, hanno espresso emozioni: tutto questo è antidoto all'ignoranza, fatta invece di silenzi e pregiudizi, di rifiuto a priori, di insensibilità e mancanza di rispetto.

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La tua relazione d'amore è "sana"?

 COPPIA FELICE

"L'amore è la più grande forma di felicità, ma dobbiamo saperla riconoscere,
capire e conservare" F. Alberoni

Negli incontri di educazione all'affettività e sessualità per adolescenti oppure nelle sedute di psicoterapia mi sento spesso rivolgere questa domanda "Come faccio a sapere quando incontro l'amore vero, la persona giusta per me?" "Quello che sto vivendo è amore?" "Questa relazione va bene per me?".
Chi non ha ancora provato cosa sia l'amore ha tante domande, dubbi, interrogativi e paure. Ma questo non è certo un problema: è ricerca e scoperta. Il vero problema che talvolta incontro è un altro: chi sta vivendo un amore "sbagliato" spesso non è capace di riconoscerlo, di leggerne i segnali e si ostina a portare avanti un rapporto che magari arreca solo insoddisfazione o sofferenza. In una buona educazione ai sentimenti credo sia necessario allora indicare quali sono le caratteristiche di una relazione d'amore sana.

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Studio Psicologo Belluno - Dottoressa Dalfreddo Emanuela