La banda di adolescenti: quando il gruppo si "ammala"

bandaNell'immaginario comune la banda è un gruppo maschile anti-sociale a base etnica, caratterizzato anche dall'utilizzo di armi quali il coltello.
In realtà un qualsiasi gruppo di adolescenti può trasformarsi in una "banda" cioè in un piccolo gruppo, di 8-12 elementi, che commette reati più o meno gravi ed azioni a carattere violento. Ma quali sono i fatti e gli elementi che trasformano un gruppo di adolescenti qualsiasi in una banda?

 

Il gruppo nella prima fase dell'adolescenza ha un' indubbia importanza, è una "password" per l'età, è l'unica istanza che valorizza i bisogni di un adolescente, il quale vuole "essere unico ma anche simile agli altri".

Come per tutti i gruppi c'è un luogo d'incontro: in questa fascia evolutiva il luogo in cui incontrarsi è sacro, scandisce il tempo e definisce meglio l'appartenenza, che a sua volta rafforza l'identità. L'orario è indefinito e spesso copre quasi l'intera giornata, dal primo pomeriggio fino alla sera.

Ci sono dei rituali, che si ripetono e che sono importanti più per il fatto che uniscono i componenti del gruppo che per le azioni in sé. Ci sono dei segni di riconoscimento, nell'abbigliamento, nel linguaggio oppure nelle musica.
Ma ad un certo punto interviene la noia; e la noia da un punto di vista evolutivo ha una funzione di tutto rispetto, segnala cioè che gli stimoli di cui ci si è nutriti finora non sono più sufficienti per risvegliare entusiasmo, piacere e interesse. La noia quindi esorta l'individuo o il gruppo a trovare una soluzione nuova, ad inventarsi qualcosa per rispondere ai nuovi bisogni, in definitiva è fonte di creatività.
Ma qui invece il "nostro" gruppo di fronte alla noia ha una reazione disforica, cioè si deprime, non riesce a risolvere il compito di fronteggiare la noia. E allora inventa un'azione "stupefacente", spesso violenta e trasgressiva, che eccita l'animo e ricrea l'appartenenza.
Il gruppo ha così riconquistato il suo potere e la sua energia. Ma il successo ottenuto rischia di portare alla ripetizione dell'azione, alla reiterazione del reato. Imbrattare un muro, dilaniare un cassonetto, rubare uno scooter per poi abbandonarlo chissà dove: diventano azioni di cui il gruppo ora si nutre, un efficace antidepressivo. Però succede che il gruppo si assuefà alle azioni eccitanti, e l'azione successiva deve avere una carattere di sempre maggiore eccezionalità. E questo significa incanalarsi verso le condotte a rischio, fattore di mortalità significativo per questa fascia d'età.
Che cosa accade se questo gruppo, potente e fragile nello stesso tempo, incappa nelle forze dell'ordine e viene obbligato a rispondere del reato commesso? Come reagisce il gruppo di fronte alle domande che richiamano alla diretta responsabilità? Chi ha materialmente incendiato il cassonetto? Chi ha avuto l'idea? Chi ha procurato i materiali? Chi ha "solo" fatto da spettatore? Ecco che vedremmo la sicurezza del gruppo-banda squagliarsi come un gelato al sole, ognuno ridiventa un ragazzino spaventato e perso, senza l'involucro protettivo del suo gruppo e con la famiglia da un po' "ripudiata".
Ma è qui che invece questa famiglia, anche se ripudiata, di fronte al primo reato, alla prima azione "violenta" deve ridiventare pilastro. Un pilastro che definisce, dà i nomi alle cose senza ipocrisia, (non certo pilastro che minimizza e giustifica), che attribuisce responsabilità senza scuse, perchè nella partecipazione ad un'azione aggressiva di gruppo non esiste una non responsabilità, ma solo differenti gradi di essa. E se ci sono responsabilità ci sono anche conseguenze: volere che un figlio si assuma le proprie responsabilità, appoggiarlo nella fatica che questo comporta, significa non rinunciare a svolgere il proprio compito di genitore, nonostante tutto.
Ed è, a mio parere, importante che si aiuti l'adolescente a coltivare, insieme alla gruppalità, anche la dimensione dell'individualità, che non può prescindere dalla necessaria solitudine, con cui ognuno prima o poi deve imparare a convivere e a trasformare in risorsa preziosa, in luogo e momento per riflettere, per ritrovarsi, per inventare la propria vita e farne un progetto di valore.

Libri Consigliati:

"L'autorità perduta. Il coraggio che i figli ci chiedono" Paolo Crepet Einaudi 2013
"AdoleScienza. Manuale per genitori e figli sull'orlo di una crisi di nervi" Gustavo Pietropolli Charmet; Loredana Cirillo S. Paolo edizioni 2014

Studio Psicologo Belluno - Dottoressa Dalfreddo Emanuela